I cantucci toscani, la ricetta di casa

Se c’è una cosa che mi piace di questa stagione, sebbene finora sia stata fin troppo calda, è uscire di casa e vedere e respirare la natura che cambia. Dopo cinque giorni chiusa in ufficio, il sabato e la domenica, per noi, sono da dedicare il più possibile al relax. Gli ultimi fine settimana, infatti,  gli abbiamo dedicati a girovagare per le province vicine, tra pranzi  street food a Volterra, una toccata e fuga dal Cecchini a Panzano in Chianti e qualche stuzzichino accompagnato da buon bicchiere di vino a Sicelle da Uscio e Bottega. E questo solo per farvi capire quanto le nostre zingarate non possono non essere accompagnate dal buon mangiare. Tutti posticini vicini casa, a non troppi km, ma che hanno il vero sapore di una gita fuori porta.

E come una bambina mi piace girellare per le vie strette, cogliere i dettagli, immortalare vecchie insegne e sbirciare dalle fessure per scoprire nuovi scorci. Mi fermo solo se trovo un gatto amichevole o di fronte a qualche vetrina interessante.

Chianti
autunno
Chianti
A dire la verità una bella gita avrei dovuto farla a metà ottobre a Roma, andando a trovare la mia carissima Alessia, che mi avrebbe gentilmente ospitato, e Laura. Già tutto organizzato, dal programma del week end ai biglietti del treno prenotati in anticipo. Ma si sa, il mio tempismo sarebbe da sottoporre a studi approfonditi. Chi mi conosce bene sa che sono in grado di ammalarmi in prossimità di festività o ferie. Sono capace di andare a cena fuori e sentirmi male un minuto prima, o addirittura di percorrere ottanta km per arrivare a lavoro e sentirmi male nel parcheggio sotto l’ufficio, con tanto di chiamata al 118 per collasso da febbre alta arrivata all’improvviso. Io sono quella che si è laureata con la febbre tutte e due le volte.
Il caso, anzi, la sfortuna ha voluto che venerdì sera, a una manciata di ore dalla mia partenza per Roma, mi ammalassi. Con rammarico ho dovuto rinunciare al viaggio.  Ho sperato fino all’ultimo di migliorare un po’, ma la mio naso era sempre più congestionato, la mia gola in fiamme e il mio corpo pieno di brividi.
Per l’occasione avevo preparato quattro sacchettini di cantucci fatti in casa da me e mia madre. Due alle mandorle (classici) e due con scaglie di cioccolato. Che dire, come li ho fatti li ho mangiati. Ma spero di poterli preparare nuovamente per esportarli nel Lazio.
Questa è la ricetta di casa, vecchia parecchi anni, che stranamente mia mamma ricorda a menadito senza dover guardare nel suo archivio. Viene direttamente dall’Istituto Alberghiero di Firenze. Anche se la quantità di zucchero può far paura, il risultato ci ha sempre soddisfatto. Le dosi sono per parecchi biscotti (due infornate), quindi potete liberamente scegliere di dimezzare le dosi.

Al posto delle mandorle, ovviamente, potete scegliere gocce di cioccolato o altra frutta secca.

Ingredienti:
500g di farina 00
400g di zucchero semolato
8 rossi d’uovo + 1 per spennellare la superficie dei biscotti
250g di mandorle con buccia
1 bustina di lievito
1 presa di sale
latte q.b. per ammorbidire l’impasto
40g di miele.
Procedimento:
Sbattete i 8 rossi d’uovo con lo zucchero, la presa di sale e il miele, aggiungete la farina unita al lievito e cominciate a lavorare gli ingredienti. Uniteci le mandorle e con l’aiuto del latte (tra il 1/2 bicchiere e il bicchiere intero) cercate di ottenere un impasto omogeneo. Accendete il forno a 220°, su una spianatoia formate dei cordoni del diametro di 4 cm, adagiateli sulla teglia da forno ben distanti tra loro e spennellateli con i tuorli sbattuti rimasti. Cuocete in forno a 180°, quando saranno ben dorati sfornateli e tagliateli subito in diagonale formando dei biscotti come vedete nella foto. Rimetteteli in forno a biscottare per 10 minuti senza scomporli (così manterranno un bel colore ai lati e si coloreranno solo sopra). Da mangiarsi freddi.

2 comments

  1. Che peccato! Anche perché hanno un aspetto splendido. Chi li doveva ricevere, addenterà il monitor 🙂

    Fabio

  2. Fra, che ridere ripensando alla scena di te nel parcheggio. Che poi quella giornata me l'hai raccontata, tra l'ansia di Andrea e il cellulare che non ti prendeva. E la convalescenza e il gelato alla panna. Questi cantucci, oh. La Signora dei Cantucci la voglio proprio conoscere. Secondo me mi troverei bene anche con lei 🙂 Sono sicura che questa meraviglia approderà a Roma. Tanto quanto sono sicura che arriverai anche tu.

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