Cartoline (natalizie) da: Montepulciano

Avrei due post in sospeso, due ricettine, ma avevo troppo voglia di condividere questo piccolo assaggio di Montepulciano. Il weed end di capodanno sono stata proprio lì e nella giornata del 31/12, prima della grande abbuffata, con degli amici ci siamo mischiati alle tante persone in visita al mercatino post natalizio. C’era ancora aria di festa tra i banchi ma soprattutto c’era tanto, tanto cibo.

Se non fosse stato per il fatto che la sera avevamo già preventivato cosa mangiare e quanto mangiare per cena, mi sarei presa volentieri una bella schiacciata con la porchetta e a seguire un bombolone alla crema. Per fortuna, o forse no, la lunga fila ai vari baracchini ci ha un po’ scoraggiato, anche se non del tutto. Non mi sono tirata indietro quando c’era da assaggiare qualche buon formaggio o salume.

Il bello dei paesini come Montepulciano è che puoi mangiare (molto bene direi) e, volendo, anche smaltire. La sua posizione e le sue strade ti permettono di bruciare calorie, credetemi. Il paese è attraversato al centro da una strada principale più ampia, il Corso, dal quale si diramano tutta una serie di vicoli e strade più strette. Dovrete camminare in salita, ma ne vale la pena. Potete trovare davvero tanti negozi e piccole osterie dove poter sostare anche solo per un tagliere di salumi e formaggi e del buon vino, soprattutto della zona.  Il Nobile di Montepulciano è tra i più apprezzati in Italia e all’estero. E tra le specialità del luogo non perdetevi i pici all’aglione.

Per fare i pici all’aglione non ci vuole l’aglio, ma bensì l’aglione. Ha la stessa forma dell’aglio, ma le sue dimensioni sono più grandi. Un bulbo di aglione sta in una mano, contiene pochi spicchi o bulbilli, circa sei, e tutti belli cicciotti. Ma ciò che lo rende speciale è il suo sapore delicato e non persistente, come invece è l’aroma dell’aglio tradizionale. Ormai sono pochi i produttori che coltivano questa specialità, ed è un peccato sinceramente. Al mercatino ho acquistato un aglione per preparare i pici a casa e la signora del banco mi ha detto che ormai i produttori si contano sulle dita di una mano e anche la produzione si aggira tra i 2000 e i 3000 pezzi l’anno, la cui distribuzione rimane circoscritta alla stessa zona centrale della Toscana. Saranno giusto una decina, tutti sparsi tra Montepulciano, Torrita di Siena, Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona e zone limitrofe.  Quindi, se non vi trovate in Toscana, prima di ordinare dei pici all’aglione, informatevi bene su come sono stati preparati e da dove proviene la materia prima.

Ma a parte i pici all’aglione, un’altra specialità del luogo, soprattutto nel periodo natalizio, è il panpepato e il panforte margherita. Sono dolci tipici senesi e possono considerarsi quasi come fratelli, benchè i loro ingredienti cambino leggermente. Il primo è più speziato, il secondo più dolce e commercializzato. In origine, nel Medioevo, veniva preparata una schiacciata dolce a base di miele e frutta fresca; l’impasto umido che si otteneva faceva sì che la frutta fermentasse e prendesse quel tocco di acidulo (ai tempi acido = forte). Durante un lungo periodo di assedio della città di Siena, i cittadini avevano bisogno di qualcosa di energico e fu così che la frutta fresca venne sostituita con della frutta candita, soprattutto arancia, con l’aggiunta anche di mandorle, noci, zenzero, pepe e altre spezie forti per dare energia. Fu così che nacque il panpepato. Il panforte margherita, invece, nacque intorno agli anni settanta del diciannovesimo secolo, quando, in occasione di un palio, vennero in visita i Savoia. In onore della regina venne creato il panforte Margherita.  Questa ultima specialità, rispetto allo speziato panpepato, prevede l’aggiunta di zucca e cedro ai canditi tradizionali e, al posto del pepe viene utilizzata la vaniglia. Sono comunque due dolci molto simili e…molto calorici! Ma dai, non è Natale senza sgarri.

Ma volendo completare il giro dei dolci tipici senesi, come non menzionare i cavallucci e i ricciarelli?! Io li adoro entrambi, ma i cavallucci sono i miei preferiti. I cavallucci sono biscotti, non certo carini ma buonissimi, a base di noci, canditi e spezie, tra cui cannella e noce moscata. Esistevano già ai tempi di Lorenzo Il Magnifico ed erano soliti servirli nelle osterie ai passanti e ai conducenti di cavalli che si fermavano per cercare ristoro. Io se ne assaggio uno non riesco poi a non continuare a mangiarli, mi piacciono davvero tanto. I ricciarelli, invece, sono dolcetti a base di ambumi, mandorle e vaniglia. Si trovano anche confezionati, ma, ovviamente, io sono una fan di quelli artigianali. Hanno un sapore molto dolce e non a tutti piacciono, perchè posso risultare stucchevoli. La leggenda narra che  fu Ricciardetto Della Gherardesca a portarli in Toscana di ritorno dalle Crociate. Quindi hanno una storia bella lunga.

Concluso questi brevissimo tour dei dolci natalizi senesi, non mi resta che consigliarvi, se doveste capitare a Montepulciano o in zona, fuori dal periodo natalizio, di godervi il buon cibo, la natura e la storia di questi meravigliosi paesini; mangiate per strada una bella schiacciata con i salumi o la porchetta con un bicchiere di vino rosso, assaporate un bel piatto di pici all’aglione e fate scorta dei formaggi tipici del luogo.  Ah, non dimenticatevi a metà pomeriggio un bel bombolone alla crema.

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