IL MIO MENU PER IL CONTEST LATTI DA MANGIARE DE “IL PALAGIACCIO”

Eccoci qua alla terza edizione di Latti da Mangiare, il contest organizzato dalla storica Fattoria Il Palagiaccio. L’anno scorso non potetti partecipare perchè ero in fase di trasloco e rimasi senza cucina per una paio di mesi abbondanti. Ma quest’anno ho deciso di provarci, sia per mettermi alla prova, sia perchè conosco bene l’azienda essendo vissuta in Mugello fino a qualche anno fa. Conosco bene la bontà dei prodotti e la qualità che li contraddistingue, essendo la loro filiera cortissima e la cura della materia molto alta. Se mai vi capitasse di passare dal Mugello (giusto 35km da Firenze) fate un pit-stop da loro e acquistate presso il loro punto vendita diretto.

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Melanzane ripiene

Avevo promesso di rimettermi in pari con la pubblicazione delle ricette, partendo da quelle più vecchie (in termini di esecuzione). MA ho cambiato idea. Mi rimetterò in pari, promesso.

La scorsa settimana, per ferragosto, dal momento che eravamo noi due soli a rimettere a posto casa dopo le ferie (ma soprattutto prima del rientro a lavoro), ho deciso di accendere il forno. Non che io sia così masochista, ma è stata un’idea più che altro dettata dalla praticità: schianto tutto in forno e per una buona mezz’ora mi dedico a fare altro. E poi c’è da dire che “imbottire” verdure  mi è sempre piaciuto un sacco.

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Filetto di manzo alle erbe aromatiche con cottura sottosale

Ho testato la cottura sottosale svariate volte, sia col pesce che con la carne, e mi ha sempre altamente soddisfatto. Il gusto non viene alterato, anzi. In questo caso ho ottenuto una carne saporita con completa assenza di grassi aggiunti (niente olio, solo sale e erbe aromatiche) e una cottura a mio avviso perfetta (ovviamente in base al mio gusto).

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Orata al forno

 
Avevo cominciato l’altra settimana con le ricettine easy&light parlando anche della mia sempre più insistente voglia di fuga. Continuerò con questo regime alimentare ancora per qualche giorno data la febbre che mi ha assalito questo fine settimana. Per la fuga ho l’impressione che dovrò attendere tempi migliori.
Lo scorso sabato avevo proprio voglia di mare, di quel mare primaverile, della prima arietta calda, del cielo azzurro, delle temperature miti, di togliermi le scarpe e sentire la sabbia fredda e un po’ umida sotto i piedi, di un pranzetto di pesce capace di rigenerare anima e corpo. Ma soprattutto di sgombrare la mente cambiando aria. Sarà che il mare l’ho visto così poco nell’ultimo anno e mezzo, sarà che ne ho così bisogno, ma già non vedo l’ora di partire verso la costa sebbene sia solo metà marzo. E’ con questi presupposti che questa bella orata è entrata in casa. Quando lo stomaco chiede assecondiamolo, no? E se io non posso andare al mare l’alternativa, sebbene non sia la stessa cosa, è quella di entrare in pescheria! E’ stato un buon pranzo, preparato velocemente ma senza fretta, come piace a me. A volte basta poco per rigenerarsi da una settimana grigia e stancante, aggiungiamoci un buon bicchier di vino e la giornata prende tutta un’altra piega.



Ingredienti: 1 orata grande, 1 limone, 1 rametto di rosamarino, 2 foglie di alloro, 3 foglie di salvia, 1 porro grande,  sale, pepe, olio evo.
Procedimento: accendete il forno a 180 °C. Ricoprite con della carta forno una pirofila e ungetela appena appena di olio. Utilizzate le foglie esterne del porro (evitando quelle in punta troppo verdi) per creare un letto dove andrete ad adagiare il vostro pesce. Salate e pepate quest’ultimo all’interno, senza esagerare. Tagliate  il restante porro e farcitevi la pancia dell’orata insieme a rosmarino, salvia e due foglie di alloro legate insieme. Aggiungeteci anche qualche spicchio di limone. Irrorate il pesce di olio extravergine di oliva. Infornate per una mezzoretta fino a quando non risulterà ben cotto.

Potete utilizzare anche altri pesci, come dentice, branzino, fragolino, spigola, ecc.. Se avete bisogno di altre idee vi segnalo il Fragolino al cartoccio con limoni confit di Laura e un’idea sfiziosissima di Barbara cn dei filetti di pesce al cartoccio con olive, pomodorini e tante cose buone!

Come rendere speciale un uovo e il tartufo marzuolo

Arrivato il terzo mese dell’anno comincio a scalpitare, in attesa di giornate migliori, con qualche grado in più, per uscire di casa nel week end e abbandonare queste quattro mura alle quali sarò sicuramente venuta a noia. Classica conseguenza del mio desderio di fuga è la poca voglia di stare ai fornelli. Non fraintendetemi, io adoro cucinare, ma se d’inverno prediligo le lunghe cotture appena sento aria di primavera mi dedico a ricette molto più espresse. E questa ne è un esempio.
uova piselli asparagi e tartufo

Cominciamo subito (e bene) con questa insalatina tiepida di pisellini e
asparagi con scaglie di tartufo marzuolo. Se non conoscete quest’ultimo prodotto continuate a leggere e seguite il link sotto riportato. Mi è giunto all’orecchio che l’abbinamento
tartufo-asparago sia un po’ scontato, un po’ come dire che la marmellata è scontata con la pastafrolla o il cavolo nero nella ribollita. Non sono d’accordo. Ma ovviamente si tratta del mio pensiero personale. Io trovo che la classicità in cucina rappresenti sia un punto di partenza per nuove ispirazioni che di ritorno per non scordarsi mai delle proprie tradizioni e radici culinarie. Ho sempre saputo, fin da piccola, che il tartufo sta bene sui tagiolini, con l’uovo (barzotto, in camicia o al tegamino), con una tartara di carne e con gli asparagi. E questi sono solo alcuni esempi dei più “classici”; anche un buon purè aromatizzato al tartufo e servito con un filetto di manzo potrebbe rallegrare le mie papille gustative. Di conseguenza questo mio pranzo domenicale, preparato davvero in poco tempo, mi ha soddisfatto a pieno. Soprattutto per l’unione di sapori dell’uovo con l’asparago e il tartufo. Senza dimenticare di accompagnare il tutto con una buona fetta di pane cotto a legna da pucciare nel rosso d’uovo.      

Ma veniamo a noi, cos’è il Tartufo Marzuolo: è
un´altra specie di tartufo bianco, la cui denominazione deriva dal mese
prediletto per la sua raccolta, ovvero Marzo. Ha dimensioni
leggermente più piccole del suo fratello maggiore, il tartufo bianco, che cresce invece nei mesi autunnali, ed è comunque
molto stimato nel mondo dell´alta gastronomia oltrechè raccolto e
consumato in grandi quantità. Il suo aroma è penetrante e molto
persistente, un po´ piccante e agliaceo ma molto gradevole e può essere
cucinato nello stesso modo del tartufo bianco pregiato. Il suo periodo
di raccolta va dai primi di dicembre alla fine di aprile, ma può variare
di zona a zona. (potete continuare a leggere qui). 
uova piselli asparagi e tartufo

Con le dosi sono andata molto a occhio. Ancora non è tempo di piselli freschi, quindi potete utilizzare anche quelli surgelati. Compro pochissimi prodotti surgelati, questi ne sono un esempio insieme a quelli secchi che utilizzo essenzialmente per le zuppe. 

Fate rosolare uno spicchio di aglio in camicia in una casseruola, toglietelo e aggiungete i piselli, unite un goccio d’acqua e fate cuocere a fuoco moderato per circa un quarto d’ora. Nel frattempo lessate un mazzo di asparagi, di modo che risultino ancora un po’ croccantelli, e due uova barzotte (contate un uovo a porzione).
Per quest’ultime i passaggi sono pochi ma essenziali: mettete le uova in una pentola su fuoco medio con abbondante acqua fredda. Appena l’acqua comincia a bollire abbassate la fiamma (altrimenti gli albumi ne usciranno gommosi) e contante tre minuti. Trasferite le vostre uova in un contenitore con dell’acqua molto fredda e lasciate riposare per una decina di minuti. Picchiettate le uova col dorso di un cucchiaio affinchè il guscio si crepi; cominciate da uno dei due poli dove solitamente si forma una piccola sacca d’aria. Cominciate a sgusciare le uova aiutandovi con dell’acqua corrente. Fate il tutto con la massima delicatezza. 
In una padella antaderente fate scaldare un filo di olio, aggiungete i piselli e gli asparagi tagliati a tocchetti (lasciando integra la punta). Per la quantità dosatevi a piacimento. Fate scaldare per qualche minuto, salate e pepate. Adagiate la vostra insalata sul piatto di portata, adagiatevi sopra il vostro uovo e completate con qualche goccia di aceto balsamico e delle scaglie di buon tartufo marzuolo.
Solitamente aggiungo dello scalogno rosolato in padella all’insalata, ma il più del sapore in questo caso è dato dal tartufo.
uova piselli asparagi e tartufo

Colgo l’occasione per ricordarvi che il week-end del 14 e 15 marzo a Cigoli ci sarà la XVII Mostra Mercato Tartufo Marzuolo, trovate il programma delle due giornate a questo link nonchè tutte le informazioni per arrivarci. 

Arista di maiale all’arancia

Avere una passione è importante. Che sia per il cibo, per la fotografia, per il canto, per il proprio lavoro (raro ma possibile), nel praticare uno sport o nel guardare film in bianco e nero, l’importante è che ci sia. Una passione arricchisce, ti mette alla prova, ti induce al miglioramento. E’ vero, porta con sé fatica e delusioni, ma anche soddisfazioni e, in quel momento, una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Soddisfazione non significa per forza vittoria, soddisfazione è vedere un miglioramento. Chi ha un blog di cucina trova soddisfazione in tante maniere, dall’apprezzamento altrui, dallo scattare una foto migliore delle precedenti o nel ricevere il primo commento sul blog.  Oppure se qualcuno replica la tua ricetta o la condivide. Immagino sia lo stesso per una pattinatrice che prova per mesi un salto fino a quando non arriva il giorno in cui questo riesce per davvero, magari non perfetto, ancora traballante, ma il miglioramento c’è stato. Io, alle superiori, provai soddisfazione quando presi 5 ½ al compito di francese dopo una serie molto lunga di 4. Io ero brava in tutte le altre materie ma con francese ho sempre avuto un rapporto conflittuale fin dall’inizio. Pensare poi che qualche anno fa mi sono iscritta a una scuola privata di lingua francese e ho seguito corsi serali per tre anni. A volte si dice…
Sono piccole gioie che danno pepe alla vita. La fatica di alzarsi prima la mattina per scrivere un post è compensata dalla soddisfazione di vedere il mio blog aggiornato e ordinato e di poter condividere con il mondo la mia “creazione”. Poi a volte si va in crisi, come io in questo periodo che litigo spesso con la mia vecchia reflex e ne vorrei una nuova, non sono soddisfatta delle foto che faccio (e di conseguenza non le pubblico), ma so che è una questione di “spirito” e che quindi passerà presto (spero). Penso che rientri nell’ordine naturale delle cose. L’umore incide molto sulla buona riuscita di un lavoro e il mio ultimamente è un po’ ballerino, ma la prossima settimana è Natale, poi c’è il mio compleanno, quindi ho deciso di pormi in modalità zen per tutta la durata delle feste. Vediamo se in questo modo mi sarà più facile ricomporre i pezzi del mio rapporto con la reflex. Magari faccio come per francese. Prendo questo periodo NO come punto di partenza per migliorarmi.  Nel frattempo pubblico la ricetta dell’arista all’arancia, fatta alla maniera di mamma Brigida. Mi sono sentita di pubblicare queste foto perché venute meglio di altre, una luce di speranza nel mio periodo fotografico più buio! Battute a parte, gustatevi questa ricettina, vai!  Nel frattempo pubblico la ricetta dell’arista all’arancia, fatta alla maniera di mamma Brigida. Mi sono sentita di pubblicare queste foto perché venute meglio di altre, una luce di speranza nel mio periodo fotografico più buio! Battute a parte, gustatevi questa ricettina, vai!

ARISTA ALL’ARANCIA

Ingredienti per 6 persone:
1 arista di maiale da 600-700g
1 capo d’aglio
rosmarino
sale e pepe
2 grosse arance
vino bianco per sfumare
Procedimento: Salate e pepate l’arista su tutti i lati, massaggiatela bene con le mani. Tagliate un’arancia a fette. Incidete la carne in larghezza e farcitela con l’arancia (il risultato lo potete vedere nella foto). Per tenere insieme l’arista potete aiutarvi, oltre che con lo spago, con due o tre stecchini da spiedino infilati per lunghezza, così da evitare che le incisioni
si aprano durante la cottura. In una casseruola dai bordi alti fate soffriggere il capo d’aglio (a cui avrete tagliato la cima) e un rametto di rosmarino legato stretto con uno spago per alcuni minuti (stati attenti che l’aglio non si bruci e, eventualmente, capovolgetelo). Aggiungete la vostra arista e fatela rosolare a fuoco alto su tutti i lati (tutti!). Togliete la casseruola dalla fiamma. Quando l’olio avrà abbassato un attimo la sua temperatura aggiungete il vino (poco più di mezzo bicchiere) e rimettete tutto sul fuoco per farlo sfumare. Questo lo si fa per evitare un gran fumo in tutta la cucina. Aggiungete il succo dell’altra arancia e lasciate insaporire, magari bagnando la carne con il sugo di cottura.
A questo punto potete continuare la cottura a fuoco moderato per 15 minuti circa (di più se preferite una carne ben cotta e se il pezzo di carne è più grande) oppure rimetterla inforno per una mezzoretta.  Se avete un termometro a sonda potrete capire meglio quando la cottura sarà ultimata, ovvero intorno ai 70° (interni della carne). Servite l’arista a fette insieme all’arancia e al sugo di cottura.

Roast-beef: l'ABC

Finalmente pubblico uno dei miei piatti di carne preferiti (dopo La Fiorentina): il roast-beef.  

Fa
parte della nostra tradizione italiana, anche se il termine e l’origine
risulta essere inglese. Significa semplicemente “arrosto di manzo” e,
per come viene preparato, lo possiamo considerare un arrosto a breve cottura.
Mamma lo preparava e lo prepara tutt’ora molto spesso e io ho ereditato
questa abitudine a casa mia. Oltre a essere veloce da fare, il roast
beef è un piatto furbo come l’arista
perchè può essere “riciclato” anche nei giorni successivi. Anzi, meglio
prepararlo in anticipo, per esempio il giorno prima, e lasciarlo
insaporire nel suo sugo. Si serve solitamente freddo scaldando solo il
sugo di cottura.

E’ un arrosto a breve cottura poichè va cotto pochissimo, l’interno deve essere rosa vivo senza che faccia sangue e l’esterno deve essere ben rosolato. Per avere una carne arrostita perfettamente è necessario creare una crosticina uniforme attivando il cosiddetto processo di Maillard (piccola lezione teorica, lo so, sopportatemi) attraverso il quale gli zuccheri e le proteine si fondono in conseguenza all’alta temperatura a cui è sottoposta la carne una volta che viene a contatto con l’olio caldo. Questa crosticina è ciò che dona alla carne quel sapore irresistibile che sa di buono. E’ per questo che il roast beef va prima rosolato a fiamma alta; procuratevi quindi una casseruola dai bordi alti perchè per ottenere un buon risultato gli schizzi sono inevitabili.  La carne deve essere salata e papata prima della cottura e massaggiata bene con le mani su tutti i lati.

Oltre alla rosolatura, egualmente importante è la scelta del taglio di carne.  La carne deve essere buona e di qualità, affidatevi a dei buoni macellai (se non sanno cos’è lo scamone scappate a gambe levate, a me è successo e non ci ho messo più piede in quella macelleria). Il mio taglio preferito è il bicchiere. Anzi, diciamo che io uso prevalentemente quello e a volte la rosetta se non lo trovo. Il bicchiere, a essere del tutto sincera, lo si trova prevalentemente nella zona di Firenze e dintorni, in altre zone o Regioni non ho idea di come si chiami.  Il taglio fa parte della zona della coscia superiore vicino a scamone, rosetta,  girello, noce, ecc. Sia rosetta che scamone possono essere utilizzate per il roast-beef, ma credetemi se vi dico che con il bicchiere sentirete la differenza. La carne di bicchiere è morbida e saporitissima.

Parlato della rosolatura, parlato della carne, parliamo del sugo. Dopo aver attivato a modino il processo di Maillard il passo successivo  è creare il sughino dove piace tanto far scarpetta. Dopo aver rosolato la carne su tutti i lati a fuoco vivo allontanate la casseruola dal fuoco e fate “calmare” l’olio di cottura. Aggiungete uno o due bicchieri (dipende dalla quantità di carne) di vino bianco (metodo classico) e lasciate sfumare. Successivamente bagnate con del brodo di carne, se non lo avete va benissimo l’acqua.  Abbassate il fuoco, coperchiate e lasciate andare altri 10-15 minuti. Il roast beef è pronto.
Potete sfumare anche con un buon vino rosso corposo o, per fare gli alternativi, con l’aceto balsamico (io l’ho provato ed è buonissimo). Qualcuno mi ha chiesto se è possibile sfumarlo con la birra; io la lascerei per l’arrosto di maiale.

Ultime note:le erbe aromatiche. Non sono obbligatorie e non sempre vengono utilizzate. In Toscana per fare il roast beef si utilizza rosmarino o salvia e rosmarino insieme. Si legano le erbe aromatiche insieme e le si lasciano rosolare con uno spicchio d’aglio schiacciato nella casseruola fin dall’inizio. Dopo la rosolatura si tolgono. Non fate l’errore di tritarle e di massaggiarci la carne, al primo contatto con l’olio vi si bruceranno tutte.
Da ultimo, la carne si lega o no? Io la lego, per un fattore sia estetito che pratico. La carne legata è più copatta, si taglia meglio e, se per esempio la si vuole ricoprire di pancetta è un passo obbligatorio per tenere fermi tutti gli ingredienti. Non scordiamoci poi che non tutti i tagli sono simmetrici, se non si lega il pezzo di carne si rischia una cottura disomogenea.

Il roast beef nelle foto è fatto con l’aceto balamico e servito con patate arrosto e cipolle in agrodolce (che non ho fatto in tempo a fotografare).

Ingredienti:
800-1000g di bicchiere di manzo (o di altro taglio adatto a roast-beef)
sale,pepe q.b.
olio evo
2 bicchieri di brodo di carne (in alternativa acqua)
1 bicchiere di vino bianco (oppure rosso o, se volete provare, 3 cucchiai di aceto balsamico di qualità)
aglio 
rosmarino
Massaggiate bene la carne con sale e pepe. In una casseruola scaldate abbondante olio insieme a uno spicchio d’aglio in camicia appena schiacciato e due rametti di rosmarino legati tra loro (facoltativo). Aggiungete la carne e fatela rosolare a fiamma viva su tutti i lati. Allontanate la casseruola dal fuoco e fate “calmare” l’olio di cottura.
Aggiungete un bicchiere di vino bianco o rosso e lasciate sfumare.  Successivamente bagnate con del brodo di carne (circa due bicchieri),
se non lo avete va benissimo l’acqua.  Abbassate il fuoco, coperchiate e
lasciate andare altri 10-15 minuti a fiamma moderata. Il roast beef è pronto. Se optate per la versione con l’aceto balsamico aggungetelo dopo il brodo, in quanto non ha alcol e non deve evaporare. Servitelo tagliato a fette dello spessore che desiderate e condito col sugo di cottura caldo.
Astuzia: se qualche commensale desiderasse la carne più cotta ripassate le fette nel sugo caldo da entrambi i lati giusto il tempo di cuocerle un po’ di più.

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A me piacciono le fette alte…ma voi fatele come vi pare. D’altronde, sono abituata alla Fiorentina, alta quattro dita. Le origini non si mascherano.

 

Zucca parte seconda. Arrosto in forno.

Una ricettina veloce, buona e
salutare. Non avevo mai provato la zucca cotta in forno, ma poi
vedendola in qualche blog e rivista ho deciso di provare. C’è chi la
cuoce insieme alle cipolle, chi con un trito di erbe provenzali o
insieme ad altre verdure di stagione. Io l’ho cotta semplicemente con
aglio e rosmarino, i condimenti che più mi appartengono. In mezz’ora è
tutto pronto e potete servirla come antipasto o come secondo. Adesso non
mi resta che provare un dessert, poi posso dire di aver preparato
qualsiasi cosa con la zucca.
Altre ricette con la zucca che ho provato o che proverò:
l’insalata tiepida con zucca arrosto di Tartamour
La vellutata di zucca,, borlotti e porri con curcuma e olio al tartufo di Ilaria
– i miei gnocchi alla crema di zucca e ricotta salata di Norcia (mi sponsorizzo un pochino :-P)
la zuppa invernale di Laura
Vellutata di zucca, peperoncino e zenzero di Alessia
Crema di zucca con latte di cocco e cipolle caramellate di Margherita
Pumpkin & granola cake di Erika, ho deciso che la proverò.
Ce ne sono molte altre appartenenti  ad altri blog bellissimi, ma per il momento mi sono segnata questi qua.

Ingredienti:500g di zucca
rosmarino
aglio
olio evo
sale e pepe q.b.
per servire:pane tostato
semi di sesamo
formaggio semistagionato
Accendete il forno a 180°. Tagliate a fette la zucca (io le ho fatte di 2cm circa). Rivestite una teglia di carta da forno, ungetela con pochissimo olio. Adagiatevi le fette, salatele, pepatele. Immergete il rametto di rosmarino nell’olio e spennellate la zucca. Lasciatelo poi in teglia. Aggiungete due o tre spicchi di aglio in camicia appena incisi per far loro rilasciare meglio l’aroma. Infornate per una mezzoretta. Controllate che niente si bruci, nel caso abbassate la temperatura e coprite la zucca con un foglio di alluminio (a me non  servito, si è cotto tutto alla perfezione, ma questo dipende dalla grandezza delle fette e dal forno).Servite le fette calde insieme a del pane arrostito. Aggiungete, se volete, semi di sesamo e formaggio semi stagionato.

l’arrosto morto di mamma Brigida

Negli ultimi anni ho capito l’importanza di prendersi tempo. Tempo per sé stessi. E questo non vuol dire essere egoisti nella vita, ma semplicemente prendersi cura di sè, capirsi, migliorarsi. Per anni ho vissuto pensando al giudizio degli altri, cercando di omologarmi alla vita di qualcun’altro alla ricerca dell’accettazione sociale senza avere un pensiero tutto mio.  Poi piano piano ho smesso di guardarmi intorno, ho smesso di essere curiosa del giudizio altrui, ho smesso di non sentirmi accettata…in verità, ha smesso di importarmi di essere accettata da persone che non ho mai conosciuto fino in fondo. Ma questo perchè io, in primis, non mi facevo vedere per come realmente ero.  Poi mi sono fermata, ho tagliato ponti, ho messo a posto le relazioni esistenti, ho preso tempo per me stessa, non mi importava più di niente e di nessuno, periodo buio ma necessario. Ed è da lì che vedi chi davvero ha interesse per te, le poche amiche, la famiglia e il mio compagno attuale. Per vivere meglio prendersi del tempo è necessario, che sia una giornata o un periodo un più lungo. A volte a me basta chiudermi in cucina per una giornata e ne esco stanca ma rigenerata.

Quando aprii il blog, nel 2011, con un bel periodo di buio in mezzo e un’incidente di percorso, io non lo dissi a nessuno, per molto tempo rimasi nell’anonimato, non condividevo neanche sui social (come solitamente si fa) quello che scrivevo, mi pareva di essere una voce fuori dal coro e un po’ me ne vergognavo.  Non ho mai messo la sezione “about” al sito, molti non sanno il mio vero nome se non sbirciando facebook. Prima o poi la metterò, però mi diverte un po’ leggere le mail con su scritto “Gent.ma Cucina Ghiotta”. Comunque  il mio nome è Francesca.
Inizialmente mi facevo problemi a postare determinate ricette, pensando fossero troppo classiche o scontate, guardavo gli altri blog e il mio sembrava sempre inadeguato. Ma chi era inadeguato, io o il blog? Beh, adesso non mi vergogno a postare le ricette più semplici, potrei fotografare pane zucchero e vino e scrivere delle belle merende che condividevo con mia nonna.
Penso che il blog abbia risentito di tutto questo mio percorso, se riguardo alle prime esperienze culinarie e fotografiche non posso che sorridere, perchè quelle iniziali mi sembravano senza personalità e adesso mi sento un po’ più brava e sicura perchè ho voglia di condividere, anche con una ricetta banale, la mia passione e la mia visione culinaria.
L’arrosto morto. Piatto tipico di mamma, che ha imparato dalla mia nonna paterna insieme a tante altre ricette. Leggendo sull’Artusi il miglior arrosto morto si fa con la vitella di latte, ma io ho sempre mangiato quello fatto col coniglio o con un bel polletto ruspante. Ma si può fare con ogni sorta di carne. Sempre secondo l’Artusi anche “il cosciotto di agnello viene assai bene in questa maniera“.
Ingredienti per 4 persone: 1 coniglio intero tagliato a pezzi – salvia – rosmarino – aglio – olio – sale – pepe – 2 bicchieri di vino bianco
In una casseruola versate abbondante olio EVO, due spicchi di aglio in camicia e un ciuffo di salvia e rosmarino legati insieme con dello spago. Potete optare anche per un trito finissimo delle due erbe che si amalgamerà perfettamente con la carne creando un sapore più intenso, a voi la scelta. A freddo, aggiungeteci  il coniglio pulito e tagliato a pezzi, salate e pepate la carne e rigiratela nell’olo con le mani. Accendete il fuoco. Fate rosolare bene da tutte le parti, aggiungete un po’ di acqua da far ritirare ulteriormente se non è ancora bene cotto. Aggiungete il vino bianco, fatelo sfumare e il congilio è pronto.